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21 mai

Lezione di Urbanistica del 18-05-06 (prof. Avarello)

Lo scopo principale dei Prg è essenzialmente quello di fare le case.

 

Il punto di partenza di un Piano è il dimensionamento: abbiamo la città, che ha una popolazione, che abita in delle stanze, che hanno delle stanze; mettiamo che abbiamo 1000 abitanti di cui ogni famiglia è composta di media di 4 componenti, dunque abbiamo circa 250 famiglie; però non abbiamo 250 case perché statisticamente negli anni ’50 2 famiglie vivevano in una abitazione (convivenza), dunque si erigevano circa 220 case.

Inoltre delle 220 case alcune (supponiamo il 20%) non era idonee ad essere abitazioni perché non avevano i servizi (queste sono circa 44).

In questa situazione vi sarebbe stato un fabbisogno di abitazioni anche perché le città allora erano dinamiche e vi era un  forte tasso di immigrazione, e in più bisogna calcolare che in quell’epoca c’era un forte tasso di nascita.

In un piano gli architetti tendono a considerare un 5% di case non occupate.

L’incremento demografico naturale è più o meno calcolabile mentre era più imprevedibile il tasso migratorio, dato che è dovuto a diversi fattori.

Il boom economico in quegli anni è dovuto anche alla dinamica economica e sociale.

Il tesso migratorio, come detto, è dovuto a diversi fattori come l’apertura di nuove industrie, magari di 400-500 dipendenti, ciò significa un aumento significativo della popolazione.

In un Prg si punta molto sul tasso migratorio per fare le previsioni, se nel piano si prevede una zona industriale allora si prevede un grande tasso migratorio; c’è un solo problema: non è detto che qualcuno decida di mettere un’industria proprio lì.

Con questo meccanismo si crea la propaganda nazionale (oggi PDF) del ’54, era annuale ed allora era importante per dare una linea guida.

Il primo programma nazionale aveva l’obiettivo di fare un vano per ogni abitante, successivamente un vano diventerà una stanza.

 

Un vano catastale = è anche un corridoio, la cucina, il bagno, le camere…ma un vano non è per forza una stanza: una cucina sotto i 9 mq senza finestra è un vano ma non una stanza.

L’indice di affollamento indica le stanze per ogni abitante.

1 ab. Per stanza è un obiettivo molto grande negli anni ’50, ora abbiamo circa 0,8 ab/stanza.

 

Dunque:

L’immigrazione porta sempre in quegli anni ad una sopravvalutazione, quindi si introduce la legge Ponte che sostiene che una stanza sono 80 mc o 100 mc (se non è solo residenziale), che per una stanza di 9mq significa che ha un’altezza di 9m…..

il decreto dice anche che per ogni 100 mc/ab ci vogliono 18 mq di servizio pubblico (principalmente scuole).

La legge 167 prevedeva l’obbligo per le scuole medie (poi si accorsero che non c’erano né scuole né professori).

Gli standard sostanzialmente nascono dall’esperienza Gescar.

Ora per il nostro piano ci manca solo l’indice di densità abitativa… è intuibile che se l’indice è alo il terreno sarà interamente occupato dallo spazio riservato agli standard e non ci sarà terreno per costruire le abitazioni.

La legge Ponte e la 675 stabiliscono anche il modo di fare e rappresentare i piani e fissano le cosiddette zone omogenee: zona A, zona B, zona C, zona D, zona E, Zona F.

11 mai

Anni '50 - Lezione di Avarello (11-05-06)

                                                                   Anni ‘50

 

1150/42: prevedeva un programma di fabbricazione (allegato al regolamento edilizio), era una sorta di Prg per città o piccole o che no avevano necessità di un Piano.

 

Per fare un Prg serve l’approvazione del Ministero, il regolamento edilizio è obbligatorio per tutte le città e paesi.

 

Con il passare del tempo ci si è resi conto che in un Piano non è conveniente disegnare in modo troppo particolareggiato, spesso avveniva che i terreni non potevano esser espropriati o non si avevano adeguati finanziamenti e dunque il Piano regolatore non poteva essere attuato.

 

Per avere un buon Prg serve innanzitutto che la programmazione dello stesso sia monitorata costantemente e poi che il Piano non sia troppo rigido per permetterne una eventuale modifica nel tempo.

 

Nei piani del ’50 non si rispetta la legge 1150, infatti, sono troppo particolareggiati e prevedono l’esproprio e in più c’era una presenza dell’INA Casa che era indipendente e costruiva per quartieri senza dare conto al Comune delle proprie decisioni.

 

Un struttura che manca sempre nei piani è la struttura sanitaria (mancano le localizzazioni ospedaliere); solo negli ultimi 15 anni qualcosa inizia a cambiare.

 

Nei primi anni ’60 i Prg sono ancora molto pochi e l’INA Casa è ancora presente ( con un programma settennale che poi fu rinnovato per atri sette anni, 1956 – 1963), nel 1962 entrano al Governo i partiti si sinora e fu istituito il Ministero della programmazione economica ( dove si tempera il liberismo).

Nel 1963 scade l’INA Casa e si rinnova il problema dell’edilizia popolare.

Gli urbanisti in questi anni portano avanti una battaglia che si conclude con la pubblicazione del”codice dell’urbanistica”, la sollevazione era sorta per far riconoscere ai Comuni gli stessi poteri della legge del 1942, il movimento fu condotto da Astengo e Picconato ma in effetti la nuova legge urbanistica non si fece; non fu approvato nulla perché il sistema era rigido e non si poteva cambiare nulla.

Dopo il ’42 la prima legge importante per risolvere il problema alloggi è la legge 167/62 la quale istituisce il piano di edilizia economica popolare (PEEP) e il piano di zona, il PEEP è un programma ( prevede di quante case ci sarà bisogno) non è un piano; nella legge 167 vi è l’obbligo di costruire per quartieri e si dava la possibilità ai comuni di scegliere dove andavano costruiti e dove espropriare il terreno; gli obblighi della legge 167: prevedere una quota edilizia dei quartieri del 40 %.

 

I piani di zona sono equiparati ai piani particolareggiati e sono specializzati nei quartieri del PEEP, i soldi che andavano all’INA Casa vanno alla GESCAL (ente finanziario) e quest’ultimo li ridistribuisce ai Comuni che fanno i quartieri popolari.

 

Edilizia popolare: CEEP, istituto delle case popolari il quale è autonomo e non dipende più dallo Stato.

 

Edilizia economica: un aiuto per raggiungere il tasso di mercato (fare un mutuo, agevolazioni, sgravi fiscali, …), il Comune fa il perimetro dell’area, fa l’esproprio, la urbanizza e cede l’area al prezzo delle spese al pubblico o al privato.

Il Comune governava i flussi finanziari di espansione soprattutto sulle case.

I nuovi piani puntano a controllare l’espansione.

 

Negli anni ’60 - ’70 vi è un crollo della costruzione, meno del 6 %.

 

Negli anni ’68 – ’69 c’è la svolta, si mosse il sindacato per la casa, legge 865/71; è la nuova legge per la casa e prevedeva la modalità di determinazione dell’indennità dell’esproprio ( il suolo viene espropriato a valore agricolo), il prezzo dei terreni espropriati cresce perché:

  1. tutta la città lavora per farli crescere;
  2. il Comune promette l’urbanizzazione.

 

Contributi di miglioria: tassa degli anni ’50.

Contributi di miglioria generici: incremento di valore generale.

Contributi di miglioria specifici: incremento di valore urbanistico.

 

Con la legge 865 del ’71, la quale riprende la legge Napoli del 1885, si riprende il meccanismo dell’edilizia popolare ed economica anche se neanche lontanamente paragonabile a quello dell’INA Casa.

 

Legge equo canone (d’affitto) anni ’70, riguarda la regolarizzazione degli affitti.

I prezzi sono di mercato se c’è un sufficiente numero di compratori e venditori.

 

Gioco asfittico: in Italia si è sempre teso ad acquistare una casa.

Il mercato è costituito dagli enti delle case popolari; in Italia vi sono degli investimenti istituzionali che obbligavano l’ente assicurativo a investire una consistente quota di fondi in immobili.

 

L’affitto è bloccato per gli inquilini che lo abitano, ma quando la casa non è occupata l’affitto si alza seguendo i prezzi del mercato.

L’equo canone sarebbe il 10 % – 15 % dello stipendio di chi abita la casa.

 

Piano per l’edilizia (1978): è una sorta di piano di recupero, i finanziamenti sono spostati dal nuovo ala riqualificazione del vecchio, si rallenta l’espansione.

Nel 1976 il piano per l’edilizia diventa competenza delle regioni.

CEER: riqualificazione edilizia (distribuisce i finanziamenti).

 

Legge del ’72: sposta alle regioni la materia urbanistica, che non ha un grande effetto. Nel ’75 – ’76 l’edilizia economica e popolare passa alle regioni.

 

Frana di Agrigento (’67): fu dovuta alla troppa costruzione. Da questo fatto si fa una legge del ’68 che sostiene che i Comuni che non hanno un Prg devono limitare le costruzioni.

Il Comune deve fare il perimetro e si può costruire solo dentro l’abitato in cui si può costruire solo 1,5 mc/mq e 0,5 mc/mq in aree agricole.

Questo limite alla costruzione fa aumentare le richieste dei Prg da parte dei comuni e si fecero tantissime licenze edilizie.

 

Legge 1444, decreto sugli standard.

Legge Ponte e legge 1444 che stabilisce come fare un buon piano.

Per ogni abitante si prevedeva un minimo di 18 mq di servizi e verde (9mq di verde e 9mq di servizi).

5 mai

Piani di ricostruzione e INA Casa - lezione del 04-05-06 (prof. Avarello)

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia era a pezzi economicamente; l’unica priorità era far rifiorire

l’industria, non la ricostruzione urbana, vi era una scarsa invasività del potere pubblico.

Solo nel 1949 lo Stato cerca di risollevare il settore degli alloggi residenziali.

Sir Abercrombie progetta il primo Prg di Londra e inventa il modello della “cinta verde”

(il centro storico), la quale è una grande risorsa ambientale.

 

                         Terni

1931 Piano regolatore di Terni dell’arch. F. Ramaccioni, la città umbra è prevalentemente industriale.

 

1934 Arch. Lattes Prg a Terni, si tende a non costruire intorno al centro e a creare una differenziazione

dei quartieri.

 

Anni ’50 Ridolfi fa il Piano regolatore di Terni.

 

Dopo il secondo conflitto mondiale si attuano Piani di ricostruzione per le città più danneggiate dai

bombardamenti, come nel caso di Terni.

 

I piani di ricostruzione: ci sono pochi documenti che si riferiscono a loro; sono composti di due

planimetrie in scala 1:5000, la prima indica la zona distrutta mentre la seconda il progetto di

ricostruzione dell’area danneggiata.

 

Ai piani di ricostruzione erano collegati finanziamenti (ai comuni erano fatti prestiti mentre ai

privati erano fatti dei risarcimenti).

 

Il piano di ricostruzione descrive in particolare ciò che si deve ricostruire mentre il piano

regolatore è attuativo e generale.

 

                           Pescara

Fu bombardata e presa a cannonate fortemente, nel piano di ricostruzione furono ritratti gli isolati crollati

(tavole a 5000), il progettista è un arch. molto bravo, Piccinato.

 

Piccinato progettò un grande asse tra la stazione e il mare, questo comportò uno spostamento dei

volumi e dovette alzare i palazzi.

 

                          Matera

Zona turistica per le sue grotte abitate.

 

Dopo la guerra furono costruite delle case per i contadini che abitavano in queste caverne e fu edificato

un villaggio La Martella, la costruzione faceva parte di un programma di aiuti (Arch. Ludovico Quaroni,

il quale cercò di fare abitazioni moderne ma non razionaliste).

 

Matera è un paese a bassa densità.

 

                           Firenze

Durante i bombardamenti saltò il ponte Alegrazia e rimase solo Ponte Vecchio.

 

Tor Santa Maria fu cannoneggiata.

 

I bombardamenti tirarono fuori stratificazioni più o meno antiche, la città toscana scelse di ricostruire le

zone cadute in stile medievale.

 

Piano di ricostruzione: gli edifici sono articolati con ciò che vi è intorno.

 

                       Roma

Fu pochissimo danneggiata, solo San Lorenzo fu colpita e anche per errore; Roma era città aperta, non

occupata, per questo fu poco bombardata.

 

                       Milano

Quartiere Triennale 8 (QT8), Arch. Bottoni, è fatta di infiniti cambiamenti.

 

Milano è di stile più razionalista mentre Roma è più sperimentale.

 

                       Italia

Espansione si riscontra a ritmi vertiginosi soprattutto negli anni ’50-’60.

 

Piano significa favorire l’espansione.

 

In questi periodi aumentano i prezzi dei terreni e solo grazie all’iniziativa privata gran parte dei cittadini

accede alla casa.

 

Provvedimenti statali:

  • Defiscalizzazione (non si pagano le tasse fino a 25 anni dall’acquisto della casa);
  • Mutuo trentennale delle banche.

 

INPS investe negli immobili; lo Stato obbliga enti a comprare immobili (spesso erano affittati) e si

riscontra un blocco dei fitti.

 

1949, dato che tutte le risorse erano investite nelle infrastrutture, allora Miltore Fanfani pensò di lanciare

un programma di edilizia popolare che riguardasse gli operai.

 

Piano di incremento per l’occupazione operaia ( Piano Fanfani) che introduce un nuovo istituto che sì

poteva procurare le aree anche attraverso l’esproprio (l’ente si chiamava INA Casa); il programma era finanziato da tutti i datori di lavoro e i lavoratori, tutti questi versavano una quota all’INA Casa, dunque questo ente aveva una grande quantità di denaro; quest’ultimo aveva anche la funzione di ciclo edilizio (quando si costruisce ci vogliono circa 18 mesi per fare una casa e si rischia che al termine della costruzione il mercato sia saturo, questo si intende per ciclo edilizio).

 

L’ente costruì molti quartieri anche se non era scritto da nessuna parte che avesse la possibilità di farlo.

 

L’INA Casa per far lavorare più imprese fece degli appalti in modo che lavorassero diversi progettisti.

 

L’ente doveva esistere per 7 anni(dove vi era un forte influsso sperimentale anche se non tecnologico) mentre ne durò 14.

 

I quartieri erano decisi dall’INA Casa , dunque non aveva vincoli ed era autonomo.

 

Alberto Maria Libera: fu il capo ufficio studi dell’INA Casa, fu uno dei più importanti architetti razionalisti ma si pentì del razionalismo e decise che quello stile era indissolubilmente legato al fascismo e smise di progettare; molti esempi di costruzioni fatte dall’INA Casa erano dello stile scandinavo con tipi edilizi sì moderni ma meno rigidi, con una fortissima attenzione al verde (anche se vi erano i “stecconi” erano scalettati).

 

Fasta (Svezia): città satellite, con tipi edilizi moderni e con tanti spazi verdi, costruire alto per avere più verde.

Nel centro città c’erano solo servizi, intorno era edificata la zona residenziale (è molto di tipo funzionale).

 

·        Tracciato stradale ‘800: maglia rigida, corpi di fabbrica continui lungo tutta la strada, cortili chiusi;

·        Interpretazione razionalistica: corpi di fabbrica rettilinei alti e bassi secondo un solo allineamento e fasce di spazi verdi, rigidezza della rete stradale.

 

L’INA Casa fa dei concorsi di progettazione più per vedere le nuove idee.

 

Molti giovani furono assunti dall’INA Casa come il vincitore del progetto per Sulmona.

 

Di innovazione fu costruire abitazioni di tagli diversi per soddisfare tutte le esigenze, come fece Quaroni, il quale fu criticato anche per la forma scandinava delle palazzine (a serpente).

 

Astengo: progetta un quartiere nuovo di Torino e ogni edificio è fatto da un progettista.

Vi è una grande attenzione agli interni, la qualità era altissima.

 

L’INA Casa tendeva a comprare terreni pur potendoli espropriare per velocità.

 

L’ente aveva però un vincolo, non poteva spendere più di una certa somma a vano dunque se spendeva tanto sul terreno doveva spendere meno per la costruzione.

 

Arch. Daneri: molto raffinato; nel secondo settennio costruì il “serpentone” a Roma.

 

                  Bologna

Gli architetti tentano di rinnovare le case a coorte con quartieri pieni di verde pubblico, è da qui che nasce il problema su chi deve mantenere e finanziare il verde.

 

               Milano

Quartiere Harror: architettura molto moderna che non segue le indicazioni di Libera.

Si nota una forte combinazione tra case alte e basse.

 

                Roma

Tiburtino: si cerca la differenziazione nel colore degli edifici e cercano di avere un quartiere meno urbano perché gli abitanti venivano dalle campagne. Uno degli architetti è Mario Fiorentino, un altro è Ridolfi.

Alcune case sono torri molto alte.

Il livello dei servizi pubblici e privati era bassissimo.

Altri quartieri dello stesso genere sono San Basilio, San Paolo e Tucolano (Arch. De Renzi).

29 avril

Legge 1150 e Piani ( lezione del 27-04-06, Prof. Avarello)

Parigi: da quartieri satellite a “metropole d’equilibre” (questo per far sviluppare anche le altre città oltre Parigi, con i suoi enormi quartieri).

 

                                       Italia

Le Regioni sono previste dal 2 gennaio del 1948 (dalla Costituzione), riconosciute effettivamente dagli anni Settanta e riconosciuta la loro autonomia (anche se non economica) dagli anni Novanta.

 

1972: alle Regioni competenza “urbanistica”.

1976: alle Regioni competenza paesaggistica.

1985: legge Galasso, fu restituito il condominio Stato-Regione, Primo condono.

 

EUR: fu costruito su un territorio espropriato, il disegno del progetto è aulico (Arch. Piacentini), ha un forte carattere monumentale; è un quartiere direzionale verso il mare, una specie di città lineare (il cui compito era quello di unire Roma ad Ostia).

 

                                Legge 1150/42

Stabilisce che l’insieme delle urbanizzazioni è opera pubblica, il Comune può espropriare il territorio e l’indennizzo da pagare si regola sul prezzo del terreno, di due anni prima dal Piano.

 

Piani particolareggiati: la legge considera le particelle catastali e prevede l’esproprio dell’intera zona; spesso il piano particolareggiato è stato utilizzato anche solo per costruire una strada; di tutto il terreno espropriato, una parte è usata per l’urbanizzazione, il resto viene dato al privato miglior offerente.

 

Tutti i Piani attuativi per essere validi sono equiparati al piano particolareggiato (questo fino alla metà degli anni Novanta).

 

Non esiste un Sistema di pianificazione della legge del ’42: oggi ci si occupa non solo del territorio comunale ma anche la zona agricola è protetta.

 

3 tipi di Piano: Piani di regolamento, Piani particolareggiati, Piano generale.

 

3 livelli del Piano: scala territoriale, scala urbana, scala …

 

Il Piano Regolatore Generale è esteso a tutto il Comune ma non riguarda una zonizzazione funzionale perché non esistono in Italia le caratteristiche delle zona, esiste da esempio “zona centro storico” che non indica nessuna funzionalità.

 

Il Piano particolareggiato deve essere conforme, anzi uguale, al Piano Generale.

Il problema è che il Paino Generale dovrebbe essere generico e non particolare anche sugli isolati (come il Piano del ’31).

 

I Piani territoriali di coordinamento non si sono mai fatti fino agli anni ’90 perché non erano previsti; in alcuni casi (industrie) si possono fare Piani subcomunali.

 

La legge 1150 del 1942 è una buona legge anche se molto rigida e dunque non si sarebbero dovuto eliminare alcuni elementi portanti (come invece è stato fatto).

22 avril

Sviluppi urbanistici tra le due guerre (lazione Prof. Avarello, 20-04-06)

Tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale si registrano alcuni significativi cambiamenti:

  • Nascono le case in linea, a stecca;
  • Le città crescono rapidamente, come anche cresce il lavoro nell’industria (a basso reddito) e sorge il problema delle abitazioni;
  • Diminuisce il lavoro agricolo

 

Con il crescente fenomeno dell’inurbamento non vi sono rilevanti cambiamenti al piano (come a Berlino); il piano ha solo il compito di dare delle regole e orientare gli investimenti.

 

                                                                    Amsterdam

Il Piano Regolatore di Amsterdam del 1934 non prevede di urbanizzare intorno alla città (il non accerchiamento della città); il movimento di espansione è diretto in una sola direzione.

Le zone sono considerate come funzioni, infatti sono vicino alla città.

Questo piano non disegna l’intera rete urbanizzativa, non ci sono né lotti né isolati.

 

                                                                 Milano

Il Piano Regolatore di Milano del 1912 ed è stato progettato dagli Arch. Pavia e Masera.

Dal disegno di nota che gli isolati più lontani sono più grandi, questo perché c’è più tempo per pensare a come riempirli, mentre gli isolati più vicini alla città sono più piccoli.

La crescita della città è omogenea, infatti, non vi sono indicazioni di densità o di assegnazione di utilizzo del lotto (zonizzazione).

Nel 1927 Genova, Napoli e Milano assorbono nel loro territorio cittadino i piccoli comuni a loro circostanti.

1934, Piano Albertini: le maglie urbane sono state riempite molto rapidamente. È un’ulteriore dilatazione del piano ottocentesco.

La nuova magli viaria è davvero immane, nel centro vi è un stravolgimento delle vie, vi sono degli sventramenti.

La città cresce per quartieri satellite.

 

 

 

1927, Picconato (con un gruppo di architetti) fa il progetto di Sabaudia, che viene considerato un capolavoro in tutta Europa.

 

                                                              Roma

1909, Piano Regolatore;

Roma in quel periodo non era una città industriale, solo Testaccio era più sviluppato.

 

A Roma si diffonde la zonizzazione.

 

Piazza Bologna, Piazza Mazzini, Piazza Re di Roma hanno le radiali intorno ad edifici pubblici situati al centro della piazza.

 

La Capitale italiane a differenza di tutte le altre capitali non ha uno statuto particolare.

 

Garbatella viene costruita nel 1920-30 e nasce come quartiere popolare con edifici sperimentali, a volte di stile barocchetto.

 

Il piano non prevedeva un quartiere, Montesacro, il quale era un “quartiere-giardino”, la sua edificazione è da attribuire ad un privato.

Ci sono villini, non lussuosi, che nella variante del piano diventano palazzine; questo fenomeno, peraltro molto diffuso, crea un grande dislivello tra densità abitativa e urbanizzazioni ( densità edilizia).

 

A Roma le demolizioni iniziano nel 1929, si demolisce per fame culturale ( gli scavi).

Il centro diviene anche il centro economico.

Le demolizioni riguardavano le case povere (Via dei Fori Imperiali, la zona sotto al Campidoglio, Piazza Augusto Imperatore), gli sfollati furono trasferiti a Borgata Gordiani che fu demolita dopo la guerra…

 

Borgata Santa Maria del Soccorso (Tiburtino Terzo), l’arch. è Calzabini,fu costruita per gli sfollati ma fu demolita molto dopo la guerra.

 

1924-25, si elabora una variante al Prg del 1909 dove si prevedeva l’arretramento di Stazione Termini all’altezza di Porta Maggiore, questa variante non fu mai aprovata.

Solo molto più tardi la Stazione fu indietreggiata per costruire Piazza dei Cinquecento.

 

1929, a Roma vengono esposte delle proposte per Stazione Termini, due sono le più significative:

  • La prima prevedeva una serie di strade a “castra” ma il progetto prevedeva solo il centro di Roma ( arch. Brasini);
  • La seconda è ad opera di Piccinato il quale prende in considerazione una grande parte della città e i collegamenti nella stessa con le metropolitane;

delle due proposte non se ne fece nulla.

 

Piano Regolatore del 1931 sono Natan, fu approvato dal Comune.

Il  Piano non è omogeneo, vi è una maglia varia, dunque ci sono isolati e non quartieri; alle zone sono attribuite diverse funzioni (zonizzazione).

 

Non sono previsti grandi sventramenti perché erano già stati avviati.

 

Il progetto è fatto fino a dove si prevedeva l’urbanizzazione.

 

Il Piano del 1931 prevede alcune borgate.

 

È compreso anche il progetto della Città Universitaria.

 

1942, Esposizione Universale di Roma, ci furono diversi espropri prima di fare il Prg.

 

Sia l’E.U.R. che la Città Universitaria sono molto importanti e influenti nella storia urbanistica italiana.

 

1936, iniziano i lavori per la legge urbanistica approvata l’8 Agosto 1942.

13 avril

Situazione urbanistica del dopoguerrra (principalmente Berlino)

Dopo la Prima Guerra Mondiale ci sono movimenti operai che chiedono un equo pagamento dei salari per far fronte all’affitto e al mantenimento della famiglia.

Molti contadini dopo esser tornati dalla Grande Guerra chiedono ciò che gli era stato promesso (uguaglianza e richieste precedenti) e le loro associazioni di protesta si rinforzano.

In Germania vi si riscontrano due problemi: sostenere le classi meno abbienti e un grande debito pubblico. Dunque non è un caso che sia proprio l’unione tedesca a cercare innovazioni per sollevare l’economia.

 

La Grande Berlino: si affaccia il funzionalismo (distinguere gi spazi per le funzioni che devono assumere); la città è rappresentata con zone divise per la loro peculiarità (azionamento funzionale); non si fanno più isolati dopo isolati ma quartiere dopo quartiere con case in serie.

 

Berlin Britz: quartiere progettato da Bruno Taut (a Berlino), nello stesso, insieme con edifici allineati, vi è una varietà di isolati data dalle strade, gli edifici come detto precedentemente sono in serie, anche se vi sono i servizi e qualche parco.

Nei quartieri, all’interno, si ha la sensazione di essere in un condominio mentre dalla facciata rivolta verso la strada, le case definiscono la strada; gli edifici non sono molto alti (tre piani).

Il razionalismo nel ’32 non piace più.

Dopo la guerra vi è un movimento reazionario contro l’emancipazione femminile che si sviluppa durante la guerra a causa della partenza degli uomini per il fronte e dunque lo scambio dei ruoli in fabbrica con il nuovo ruolo della donna operaia.

 

Sobborgo di Thorten (Berlino): nasce il quartiere con l’idea di villaggio, come fosse un paese.

 

Fabbrica di Siemens: produceva prodotti bellici ed era cresciuta economicamente durante la guerra(ovviamente).

La fabbrica provvedeva a costruire alloggi (Siemens Stad) per i suoi operai, i quali erano specializzati e di una certa esperienza ( si produceva tecnologia avanzata).

Sono quartieri non molto decorati ma simili (per gli interni) agli altri quartieri berlinesi; sulla strada principale le facciate avevano un decoro borghese.

L’architetto che fu incaricato di ampliare Siemens Stad fu Gropius e progettò degli edifici moderni, i quali definiscono la strada e sono in linea tra loro.

 

Otto Bartning: progetta un edificio con mattoni a vista e razionalista, è identico a quello di fronte, l’elemento differente è il disegno delle finestre che sono a nastro.

 

Gropius è il fondatore della Bauhaus, che è una scuola di design.

 

Karls Ruhe: è una città tedesca; in punto focale della città è un castello che sorge in pianura e da cui partono la serie di strade radiali che disegnano un grandissimo parco circolare con un settore nella cui chiusura nasceva un borgo (i cui abitanti erano servitori del proprietario del castello).

 

Dammerstock: fu progettato da Gropius; non vi è più un’idea edilizia, gli edifici sono tutti completamente uguali, con lo stesso orientamento e ciò provoca un risparmio economico.

Alle città si aggiungono dei quartieri satellite (trapat princip), dove il terreno ha un valore minore ed è più facile costruire.

Il sindaco di Francoforte decide che lo sviluppo non sarà in continuo un trapat; la città del medioevo aveva mantenuto l’università agraria. La città non aveva mai avuto problemi di terreno per costruire perché aveva una foresta e aveva villaggi intorno alla città e dove si costruivano i nuovi quartieri.

Nel costruire i quartieri fuori Francoforte non vi erano vincoli territoriali (pendenze,ecc.); ma fu una città sofferta perché vennero poste tutte la abitazioni nella campagna circostante escludendola dalla vita; i progettisti erano razionalisti e come tali cercano di evitare i problemi.

Il quartiere più importante di Francoforte è Remeshstrass (“quartiere di Roma”); è il più importante dei quartieri satellite fu costruito sulle curve di livello e si vede dal progetto.

Non c’è alta densità abitativa perché i terreni costano poco e non conveniva costruire tanto.

 

Vienna: nascono dei quartieri (quasi come un’esposizione), ogni edificio è affidato ad un architetto e si adottava il programma stabilito, solo estetico.

Nasce come un quartiere dimostrativo dove avvengono dimostrazioni: tipo edilizio ed estetica.

 

Ludwig Hildesaimer: architetto che progettò metropoli (fine anni ’20); più tardi inizia a pensare che i trapat funzionino meglio se non fossero “satelliti” di città, infatti non ci dovrebbero essere le città ma solo i trapat.

5 avril

Piano Comunale ( lezione del 04-04-06 )

  • Piani di livello: si distinguono per la scala utilizzata (vasta, locale, attuativa).

 

  • Piani di settore: piano territoriale, piano paesistico (legge del 1989), piano parco, piano di bacino, piano di traffico, piano di verde.

 

  • Piano comunale: dal punto di vista normativo e procedurale ci si deve riferire alle leggi istitutive e modificative del PRG ossia: la legge urbanistica nazionale 1150/42; la legge Ponte 765/67 (zonizzazione); il Decreto Ministeriale 1444/68 (standard); la nuova proposta di legge urbanistica è attualmente in discussione alla camera.

 

  • Piano strutturale: definisce le grandi scelte (è lo scheletro degli obiettivi del Piano).

 

 

(Il Piano si basa su: costruzioni, contesto urbano e capire che politiche è necessario adottare).

Il sistema è diviso in:

  1. Insediativi (costruzioni);
  2. Infrastutturale (esprime le potenzialità del sistema di insediamento e ambientale);
  3. Ambientale (definisce gli elementi di crisi e le potenzialità del sistema);

 

Roma ha avuto diversi Piano urbanistici, i più recenti sono quelli del 1909, 1931,1962; quest’ultimo è quello che si occupa dell’intero territorio comunale.

 

La Legge 1150 si occupa principalmente di attribuire i compiti alle diverse autorità, nello specifico è definita dalle seguenti leggi:

  • Legge Ponte 765/67, è la legge sulla zonizzazione ovvero che il territorio deve esser suddiviso in zone;
  • Legge 1444/68 in cui si sostiene l’inserimento di zone standard.

 

                          Obiettivi del Piano Comunale

 

  • Dimensione metropolitana: s’intende la divisione del territorio in municipalità;
  • Principio della sostenibilità;
  • Il nuovo sistema della mobilità: si sottolinea la necessità di incentivare i mezzi di trasporto su ferro perché sono meno inquinanti;
  • Il primato della città svantaggiata: si necessita di rivedere i tessuti periferici e cercare di renderle autonome per far respirare il centro;
  • Una trasformazione qualitativa: il ruolo che ha la storia.

 

 

                                      Elementi costitutivi di un piano comunale

 

  • Tavole d’inquadramento territoriale: scala 1:25.000, pianificazione sovraordinata, vincoli territoriali (paesaggistico-ambientali, idrogeologici, archeologici, ecc…);
  • Tavole di rilievo ed elaborazione dei dati statistici e demografici: scala 1:10.000, prevede l’analisi sul sistema insediativi, sul sistema ambientale, sul sistema infrastrutturale, sull’andamento demografico e sulle caratteristiche della popolazione;
  • Tavole di zonizzazione: scala 1:10.000, prevede la divisione del territorio in zone omogenee:

                       Zona A: centro storico

                       Zona B: zona di completamento

                       Zona C: zona di espansione

                       Zona D: prevede i nuovi insediamenti industriali

                       Zona E: zona di uso agricolo

                       Zona F: impianti di interesse generale

 

Standard: sono le qualità minime per la vivibilità del cittadino (5 metri quadrati per l’istruzione, 3 M.q. di verde, 2 M.q. di parcheggio, 2 M.q. di attrezzature).

 

  •  Nuove tecniche di attuazione (N. T. A.): specificano i contenuti nominativi del piano e regolamentano di fatto l’attività edilizia oltre che in riferimento alla zonizzazione, anche per i contenuti tecnici e procedurali. Sono divisi in titoli, capi e articoli.
  • Redazione tecnica: è il rendiconto delle analisi fatte, l’interpretazione dello stato di fatto, l‘esposizione dei problemi emergenti, l’esposizione degli obbiettivi e le scelte del Piano.

 

 

                                             Procedura di un Piano Comunale

1.      Delibera Programmatica;

2.      Redazione ( bozza e preliminare, quest’ultimo è il documento generale e schematico dove ci sono le strategie del Piano);

3.      Adozione ( da parte del Consiglio Comunale);

4.      Pubblicazione;

5.      Osservazioni;

6.      Controdeduzioni;

7.      Approvazione ( da parte della Regione o, in delega, della Provincia).

 

                                           Come si attua un Piano?

Diretta ( a mezzo di “permesso” a costruire, ex concessione edilizia ( legge Bocalossi 10/67 ), ottenibile pagando gli oneri di urbanizzazione e i costi di costruzione, ciò significa che io non sono il proprietario del territorio e dunque devo attenermi a dei progetti urbanistici, di solito zona A e B);

Indiretta ( a mezzo di strumento attuativo quale: Piano Particolareggiato Esecutivo, Piano di Zona, Piano di Recupero, Piano di Insediamento Produttivo), dunque prima di costruire devo contestualizzare il mio progetto di costruzione con strade, servizi, ecc…

 

                                           Il linguaggio del Piano Comunale

-        Di testo (Relazione N. T. A.)

-        Numerico (dimensionamento, standard, indici, …)

-        Grafico (zonizzazione, legenda, schemi, abachi,ecc…)

 

Abaco: sezioni di zone invarianti che vengono sviluppate.

 

                                               Cartografia di base

Geografiche: scala minore di 1:1.000.000

Corografiche: comprese tra 1:1.000.000 e 1:100.000

Topografiche a piccola scala: comprese tra 1:100.000 e 1:25.000

Topografiche a media scala: comprese tra 1:25.000 e 1:5.000

 

                                             Carte tematiche (con legenda)

1.      Funzioni insediative;

2.      Dinamiche demografiche e processi di urbanizzazione;

3.      Tipologie edilizie;

4.      Stato giuridico del territorio;

5.      Valori ambientali e culturali;

6.      Flussi della mobilità di persone o merci;

 

Solitamente i vincoli vengono rappresentati con linee di contorno alla zona considerata.

 

Per convenzione si usa indicare, con determinati colori, la funzione che assume la zona:

Rosso: centro storico;

Giallo: zona di espansione;

Viola: zona industriale;

Azzurro: attrezzature;

Verde: zona verde.

 

30 mars

Urbanistica del primo '900

                                                        Primo ‘900

Valenza ambientale di un’area = 1 ettaro

Ai primi del ‘900 vi è un consolidamento dello sviluppo industriale in Europa (diffusione delle manifatture).

La Prima Guerra Mondiale porta ad uno sviluppo rapido dell’industria (elettricità, motore a scoppio nei treni e nelle automobili).

Il problema casa diventa fondamentale, l’attività edilizia occupa molti lavoranti anche perché l’edilizia è il volano dell’economia.

 

1911, iniziano i lavori del quartiere di Piazza Mazzini dove vi sono varie sperimentazioni abitative (specialmente per la borghesia).

 

Piazza Verbano, è stata progettata da Mario Pirani, è una progettazione unitaria (con coorti, alloggi appetiti ma non molto grandi).

 

Nelle case degli impiegati statali era importante la decorazione esterna; invece la casa operaia nasce come casetta con un orticello (padiglione), per non forzare troppo il cambio dalla vita dei campi a quella cittadina, infatti, il flusso che portò i contadini ad affollare le città per cercare lavoro nelle industrie fu indubbiamente imponente.

 

Quartiere = Insediamento residenziale.

 

Vicino Madrid vi è una città LINEARE (l’abitato è un grande viale e la condizione necessaria per il funzionamento della città è l’esistenza del tram o del treno).

 

Colonia Guell (non molto distante da Barcellona), fu progettata da Gaudì; è come un quartiere; le case sono decorate anche se gli interni sono molto modesti dato che erano abitazioni destinate ad operai.

 

Progetto di Tony Granier (francese), pensa la città industriale (industria, ferrovia, trasporti via acqua, nella zona in alto nel disegno vi è il vecchio centro), la sua proposta era di costruire una città con le industrie e lineare (mantiene una buona distanza dalle abitazioni).

 

Ai primi del Novecento iniziano a nascere in Germania nuovi tipi di abitazione (con giardino come segno di dignità) non segue il modello ottocentesco.

 

Berlagher (Amsterdam Sud), la città fu progettata in alcune zone ex-novo; in Olanda le costruzioni sono state fatte dallo Stato perché il terreno nei Paesi Bassi è prezioso dato che si deve togliere al mare, poi bisogna usare l’acqua dolce per permettere la coltivazione della zona e poi bisogna costruire (dunque gli imprenditori non investono perché è un investimento a lunga durata).

Nel progetto c’è molto verde e ci sono due grandi viali, il cortile aveva una funzione ricreativa, ora si è perso molto questo ruolo.

 

Howord = filantropo del dopoguerra, stenografo; progetta il rapporto città-campagna.

Il treno è la condizione necessaria per la città-campagna.

L’idea è che la città debba trovare un equilibrio, in alcuni disegni al centro della città c’è un parco (quasi simbolicamente).

In verità in alcuni casi la città-giardino non è equilibrata perché vi è una gerarchia delle strade; spesso nei progetti vi si trovano villini con molto verde.

Le prime garden-city sono del primo ‘900 (la seconda è più alla francese).

 

Bruno Taut (progetta lo schema della città regressiva utopica con al centro un grande edificio) scrisse “La dissoluzione della città”, nel primo dopoguerra costruisce numerose centri abitati.

 

Austria: dopo la Prima Guerra Mondiale ci fu una crisi degli alloggi in una città che ha perso la Grande Guerra (Vienna) e da cui furono cacciati alcuni operai per dare casa ai numerosi funzionari giunti nella capitale austriaca. Nella stessa l’amministrazione poco dopo dovette fronteggiare il ritorno di un ceto medio-basso.

 

Hoffen = recinti, cortili, case con cortile.

Gli operai durante i moti si barricavano e occupavano gli hoffen.

Gli hoffen nonostante siano case povere sono ugualmente decorate con l’intonaco perché dà un’idea di dignità (anche se erano case molto modeste e piccole, sembrano degli alveari).

Un famoso hoffen è la Matteotti Hof.

 

1920, schema di organizzazione della Grande-Berlino, il progetto è di Martin Machler, con questo schema si inizia a parlare di zonizzazione (divisione della città per zone a seconda della loro funzione).

La città inizia ad esser pensata come un organismo funzionale.

1920, si svolge l’ultimo dibattito sulla città (si inizia a parlare di quartieri ma non più di città).

 

Bruno Taut è il primo progettista di quartieri e fa Shiller Park (a Berlino), quartiere berlinese con una progettazione unitaria (layout) con tracciato stradale a tipi edilizi e tutto ciò che non è strada o abitato è zona verde.

Questo tipo di progetto crea densità abbastanza alte con case modeste su terreni pubblici, pagate con soldi pubblici e date in affitto (al massimo le costruivano le cooperative).

Le palazzine avevano delle coorti interne e delle soffitte, gli alloggi erano molto essenziali.

 

Berlin Britz = quartiere progettato da Taut; i tipi edilizi sono più semplici, la zona centrale è stata progettata dallo stesso Taut mentre il resto delle abitazioni è di altri architetti europei (ad ognuno fu assegnata la costruzione di un edificio).

29 mars

Lezione di urbanistica (Prof. Ombuen) - 28-03-06

Tipo edilizio: differenza di funzioni e aspetti di un edificio (casa a schiera, isolata,…).

Spessore edilizio: tutto ciò che è all’interno è definito edificio; lo spessore ha un limite a causa dell’illuminazione, della ventilazione.

L’altezza di una camera non può essere meno di 2,70m, la camera da letto non inferiore ai 15 metri quadrati, la cucina a 5,5 metri quadrati, cameretta ai 14 metri quadrati e camera singola non meno di 9 metri quadrati.

 

Edificio ballatoio: da qualsiasi punto dell’edificio ballatoio deve esser possibile raggiungere le vie d’uscita con un minimo di 35 metri ed ogni solaio non può raggiungere i 500 metri quadrati, a meno che non si aggiunga un’altra scala.

Lo spessore edilizio non può superare i 15 metri quadrati.

In un edificio ha molto valore il prospetto ecco perché una stanza molto lunga costa di meno.

 

Il piano urbanistico individua il numero massimo di edifici che si possono costruire, la densità abitativa, l’altezza degli edifici.

Nel ‘500 si costruiva su lotti longitudinali con enormi case in linea.

In quest’epoca ci si conserva maggiormente sulla visibilità dello spazio; per il popolo non si pensa all’estetica della casa, ci si concentra sulla funzionalità e sul recupero di spazio, ci si impegna nel creare più alloggi possibili per ospitare le masse operaie, quindi si formano quartieri super-affollati.

27 mars

Appunti di urbanistica - '800

                                             ‘800

 

La nascita delle ferrovie a vapore (in Francia) è certamente il simbolo più evidente della modernità.

In Italia, a differenza d’altri Paesi europei, vi è una scarsità d’investimento nelle città; questo è dovuto a:

  • Durante la Rivoluzione Industriale in Italia vi era un gran numero di città (ed è stato dato per scontato il loro auto-sviluppo);
  • Nella Penisola non vi era la presenza né di carbone né di ferro (i principali elementi promotori dello sviluppo industriale);
  • Soprattutto che nell’Ottocento… non vi era uno Stato Italiano e di conseguenza non vi erano né infrastrutture né ferrovie che collegassero la Penisola da Nord a Sud.

Le città italiane, a differenza di quelle estere, anche quelle minori, come Pienza, erano pavimentate e avevano un loro teatro; erano dunque più sviluppate degli altri centri abitati europei, ma, allo stesso tempo, durante la rivoluzione industriale lo Stato si è appoggiato a loro invece di investire su di loro, questo ha creato il soffocamento dei centri storici, di cui risentiamo noi oggi.

 

                                      Firenze

  • È evidente la sua origine romana (castra);
  • Possiede una cinta di mura medievali;
  • La città trecentesca è molto più grande di quella antica, nel tempo si sono sviluppati fenomeni di espansione;
  • Dal Trecento a quando diventa capitale la sua grandezza non muta in modo molto efficace, si sviluppa un po’ oltre l’Arno, che è la zona più povera;
  • Come tante città italiane, Firenze stessa, è costretta a investire su di lei dato che lo Stato non lo fa.
  • Il primo piano regolatore di Firenze è stato progettato da Poggi, si occupa dell’espansione del centro abitato e degli isolati, nel lavoro erano previste alcune riorganizzazioni di strade, vi è la presenza della ferrovia in città, con una stazione di testa; il piano non fu mai eseguito interamente;
  • Il piano fu criticato anche per la dimensione degli isolati, la stessa polemica sorgerà nel piano di Milano;
  • Nel successivo piano di Firenze i quartieri sono pensati come nuclei collegati con mercati e piazze;
  • Firenze non ha avuto un piano regolatore nel primo Novecento.

 

                                           Milano

 

  • Il centro cittadino era separato dalla pianura intorno con la presenza nei navigli (acque);
  • La città è circondata da bastioni del Cinquecento;
  • Era “sormontata” dal castello sforzesco;
  • Al di là dei navigli c’erano orti, distese di terra;
  • Il primo tentativo di piano regolatore appartiene a Antonini, che lo propone a Napoleone quando conquista Milano;
  • Nel 1880 ci sono ancora i navigli ma non vi è più zona libera all’interno delle mura, Milano è diventata una città industriale;
  • 1881, Milano conta 320 mila abitanti;
  • Il successivo piano regolatore e di ampliamento è opera dell’ingegnere Berbuto, nel progetto era previsto anche l’abbattimento delle mura; nell’opera non vi erano veri e propri isolati, per questa ragione fu chiesto all’ingegnere di modificare il piano e la maglia;
  • 1912, ingegneri Pavia e Masera progettano l’ampliamento della città, con una densità omogenea che in quel periodo era di 250 abitanti per ettaro.

 

                                           Roma

  • Gran parte dell’area dentro le mura è vuota ai tempi di Sisto IV (metà ‘700); vi era uno schema di grandi viali che conducevano ai luoghi di culto;
  • 1871, variazioni minime dell’assetto urbano, con lievi ampliamenti che avvengono all’interno delle mura;
  • Una delle prime opere a Roma Capitale furono gli argini del Tevere;
  • 1873, primo piano regolatore dove né si abbattono le mura né si esce da esse, si organizzano zone all’interno di esse;
  • Non tutto il piano regolatore fu accettato, una zona fu urbanizzata da privati (lottizzazione);
  • Furono fatti degli adeguamenti che consentivano alle zone nuove di esser collegate alle aree più antiche (alcuni non sono stati fatti);
  • 1873, Roma conta 200 mila abitanti;
  • 1881, 245 mila abitanti;
  • 1901, 424 mila abitanti;
  • 1911, 522 mila abitanti;
  • 1931, 937 mila abitanti;
  • 1883, nuovo piano regolatore non molto differente dal precedente: si tratta sempre di lottizzazione, come a Prati di Castello dove fu addirittura ampliata; nel progetto si riducono gli sventramenti (perché hanno un costo elevato);
  • Alcuni terreni ed edifici sono stati confiscati alla Chiesa e alla nobiltà;
  • Negli anni 70, 80, 90 dell’Ottocento, a Roma si parla di “febbre edilizia” (a causa dell’alta richiesta di abitazioni per gli impiegati e dunque a causa del forte inurbamento);
  • La lottizzazione e l’urbanizzazione crea una forte crisi bancaria, vi era una forte separazione tra banca e industria;
  • Nel 1907 vi è un certo contenzioso tra lo Stato e il Comune di Roma a causa dei soldi del muraglione del Tevere;
  • Dello stesso anno è il piano di Monfiglietti (dove si notano ancora parti del disegno dell’Ottocento come radiali, tessuti ortogonali e molte curve); il progettista si dichiara allievo di Camillo Sit;
  • Ai primi del ‘900 è eletto sindaco Natan, il quale fa parte del Governo Giolitti;
  • L’arrivo di Giolitti coincide con l’arrivo di operazioni di edilizia economica, tassazione sugli immobili (che non fu però mai applicata);
  • 1909, nuovo piano approvato dalla Giunta Natan, elaborato da Sangiust; il confine cittadino è sancito da un grande viale; il progetto prevedeva sventramenti di tipo culturale;
  • La città era articolata, con il piano del 1909, in zone diverse perché avevano funzioni diverse, è la fine del piano dell’800;
  • L’edificato era diviso in tre zone:

Zona densa: (per esempio Piazza Re di Roma) composta da edifici in affitto, per gli impiegati;

Villini: edifici plurifamiliari circondati da uno spazio verde, principalmente per la media borghesia;

Ville: ambienti dove il piano prevede la salvaguardia del verde;

  • Questo piano, come anche quello del 1931, è innovativo; il quartiere faceva da centralità anche per i villini intorno;
  • Il piano del 1909 però aveva un problema: che la crescita di Roma fu molto più veloce e ampia del previsto; inizia dunque una crisi degli alloggi e la nascita, forzata, della palazzina e un sovraccarico delle infrastrutture.